Satricum
Satricum nella storia
Satricum nell'archeologia
Il tempio della Mater Matuta
L'iscrizione arcaica
L'iscrizione arcaica

L’ISCRIZIONE DI SATRICUM
di Francesco Di Mario


L'iscrizione presente su una delle facce del blocco, e considerata da tutti gli studiosi come votiva, cioè un donario, è composta di due righe, entrambe con andamento orizzontale e procedenti da sinistra verso destra. In essa non vi sono né segni di interpunzione né spaziature, e ciò ha costituito causa di dubbi e di incertezze interpretative. Le lettere hanno dimensioni comprese tra i tre ed i quattro centimetri di altezza ad eccezione della "O" leggermente più piccola. La riga superiore si estende per quasi tutta la lunghezza della faccia del blocco ed è mutila nella parte iniziale. Essa consta di trenta caratteri per una lunghezza complessiva di 75,5 centimetri.
La parte sinistra della faccia, dalla prima lettera, fortemente rovinata, al margine del blocco, misura 9,5 centimetri e presenta un'ampia scheggiatura dovuta al distacco dello spigolo, frattura che ha presumibilmente asportato le prime lettere della riga superiore.
Tale rottura, avvenuta in un lontano passato a giudicare dalla sua patinatura, è riconducibile alla rimodellatura del blocco per il suo riutilizzo. Nell'analisi dell'iscrizione bisogna, quindi, tenere presente che la faccia laterale sinistra del blocco non è più quella originaria. La prima lettera dell'iscrizione, come si è detto danneggiata, è secondo la maggior parte di coloro che se ne sono sinora occupati una "I", anche se altri hanno supposto che si trattasse di una "H". Entrambe le ipotesi sembrano essere ugualmente probabili.

...IEISTETERAIPOPLIOSIOVALESIOSIO
SUODALESMAMARTEI
oppure
...HEISTETERAIPOPLIOSIOVALESIOSIO
SUODALESMAMARTEI


La seconda riga, composta di sedici lettere, si estende per 51 centimetri e il primo carattere si trova a 15 centimetri di distanza dallo spigolo distaccatosi. In questo caso tutti gli studiosi sono concordi nel ritenere che essa sia integra e che il lapicida, essendo questa riga più corta della precedente, l'abbia spostata nella parte centrale della faccia iscritta. Ci si troverebbe di fronte, quindi, a quella che viene chiamata "disposizione simmetrica", presente anche in altre iscrizioni antiche. Ritornando all'analisi dell'iscrizione, è da notare l'uso della "P" con occhiello chiuso con valore di "R. Questo modo di scrivere la lettera "R" è piuttosto antico e già nell'ultima parte del VI° secolo a.C.
si nota in ambiente italico l'intenzione di distinguere più chiaramente la lettera "P" dalla "R" modificando la forma di quest'ultima. In questo stesso periodo la lettera "A" ha la traversa orizzontale e non obliqua come compare nel "Lapis Satricanus" e spesso la lettera "O" è di dimensioni minori rispetto alle altre. Comunque, nelle iscrizioni latine già dagli inizi del IV° secolo a.C. questo modo di scrivere la lettera "R" non è più in uso ed è stata abbandonata la scriptio continua, presente invece nella nostra iscrizione. La grande importanza dell'iscrizione consiste, tra l'altro, nel fatto che vi compare il nome di un personaggio, Publio Valerio o meglio Poplio Valesio, la cui identificazione ha posto notevoli e affascinanti problemi. Nessuno di coloro che si sono occupati dello studio dell'iscrizione esclude che potrebbe trattarsi proprio di quel Publio Valerio Poblicola che, dopo che l'ultimo re di Roma, Tarquinio il Superbo, fu nel 509 scacciato dalla città, partecipò alla fondazione della Repubblica Romana e ne fu il primo console.
Tale data ben si accorderebbe con quella relativa alla costruzione del c.d. II° tempio alla Mater Matuta a Satricum, datata archeologicamente agli inizi del V° secolo a.C. e posteriore al "donario" di cui l'iscrizione era parte. Ciò che sappiamo di Publio Valerio è in gran parte dovuto alle notizie tramandateci da Plutarco, anche se, prima del rinvenimento del "Lapis Satricanus", il personaggio in questione era ritenuto di carattere quasi esclusivamente leggendario. Si tratta, quindi, di una iscrizione, una della più antiche del Lazio, di notevole importanza sia linguistica che storica. Su di essa esistono diverse interpretazioni e letture che saranno di seguito esposte. Carlo De Simone così interpreta: alcune persone facenti parte di un gruppo il cui nome termina in iei "hanno eretto (questo monumento) in favore di Marte, in qualità di amici di Publio Valerio.
La traduzione in latino classico, quindi, è ii (desinenza del nominativo plurale) stetère Publi Valeri sodales Marti. IEI, quindi, sarebbe la parte terminale di una parola al nominativo plurale e soggetto della frase. STETERAI terza persona plurale del perfetto di sisto ("posero", "offrirono"). Il termine SUODALES sarebbe quindi collegato a POPLIOSIO VALESIOSIO, e cioè i sodali di Publio Valerio. POPLIOSIO VALESIOSIO, genitivo singolare di Poplios Valesios composto da prenome e nome gentilizio, e cioè il Publius Valerius di epoca classica. Il termine SUODALES, derivante dal verbo suesco, sarebbe un appellativo indicante membri di una associazione o confraternita, con ogni probabilità religiosa. MAMARTEI "a Mamarte" cioè a Marte, con raddoppiamento della prima sillaba, dativo singolare, testimonianza di un culto locale di tipo osco-sabellico. La forma Mamarte trova raffronti nell'osco (lucano) ed è presente in ritrovamenti da Orvieto (seconda metà del VI° secolo a.C.), Vulci (metà del VII° secolo a.C.), a Tarquinia (VI° secolo a.C.), a Caere (fine del VII° secolo a.C.), a Veio (VI° secolo a.C.), ecc.
Il termine Mamarte, quindi, è di probabile origine sabina, origine a cui sarebbe riconducibile anche la gens dei Valeri. Ritornando all'iscrizione, si dovrebbe quindi ricostruire al suo inizio un appellativo, un nome proprio o gentilizio. Concorde con questa ipotesi è il de Waele che, favorevole all'identificazione del Publio Valerio dell'iscrizione con Publio Valerio Poblicola, ipotizza che l'iscrizione faccia riferimento ad un monumento, forse una statua dedicata a Publio Valerio dopo la sua morte. Egli quindi propone di integrare la parte mutila dell'iscrizione con SALIEI e cioè "I Salii hanno eretto (la statua?) di Publio Valerio, in qualità di sodali a Marte". Mauro Cristofani propone che con il termine SUODALES si volesse indicare più che una confraternita religiosa una sorta di consorteria guerriera (quelli, cioè, che in greco sarebbero stati chiamati etairoi), composta da seguaci di un personaggio, in questo caso Publio Valerio.
Aldo Prosdocimi propone diverse letture interpretative, tra di loro differenti. Ciò costituisce, qualora ce ne fosse stato bisogno, un'ulteriore dimostrazione delle difficoltà interpretative. In un suo primo studio egli propone per la seconda parte dell'iscrizione, su cui non ci sarebbero dubbi interpretativi, e cioè da POPLIOSO in poi, la seguente lettura " di Publio Valerio i sodali a Marte". Inoltre considera l'iscrizione priva di verbo e con soggetto (il termine SUODALES) al plurale. Il verbo sarebbe sottinteso e dovrebbe essere "posero, donarono", ecc. Nella parte iniziale, e cioè [1-3]IEISTETERAI l'autore individua TERAI, secondo lui senz'altro terrai, raddoppiando la lettera "r": e cioè un genitivo, un locativo o un dativo.
EISTE quindi andrebbe letta come istud del latino classico, oggetto del verbo sottinteso. La rimanente parte andrebbe integrata divenendo [ho]I, cioè qui. Traducendo l'iscrizione in latino classico essa sarebbe nel seguente modo " hic istud terrae publi valeri sodales marti" e quindi "Qui codesto (monumento) a terra (e cioè come base) i sodali di Publio Valerio a Marte (posero)". In seguito il Prosdocimi propone altre letture. Fermo restando il legame tra i SUODALES e POPLIOSIO VALESIOSIO e tra quest'ultimo e TERAI, considerata la disposizione dell'iscrizione in due righe con un "distacco" voluto tra POPLIOSIO VALESIOSIO e SUODALES, l'iscrizione andrebbe letta come dedica a Marte e cioè "i sodali (di Publio Valerio, sottinteso) a Marte nella terra di Publio Valerio" o "per la terra di Publio Valerio".
Nel primo caso "nella terra di Publio Valerio" potrebbe essere indicata la stessa Satricum, nel secondo "per la terra di Publio Valerio" sarebbe leggibile una dedica a Roma (divenuta terra di Publio Valerio?) o anche il territorio di provenienza originario (cioè la Sabina?). Proseguendo nella sua ricerca, il Prosdocimi propone la possibilità che la prima lettera non fosse una "I" ma una "H", lettera che esclude possa essere stata all'interno di una parola ma necessariamente al suo inizio h]EI STETERAI POPLIOSIO VALESIOSIO SUODALES MAMARTEI e cioè "qui posero i sodali di Publio Valerio a Marte". MAMARTEI sarebbe un dativo di dedica. STETERAI perfetto di sisto (porre, costituire, dedicare).
Nasce a questo punto l'interrogativo sulla lingua in cui fu scritta l'iscrizione: si tratta di latino di Roma? Di latino di Satricum? Di latino di Roma con caratteristiche locali? Comunque sia, il nome Mamarte va considerato come forma non romana. Filippo Coarelli ha proposto una ulteriore interpretazione. Egli ipotizza che qualora si fosse trattato di una dedica al dio Marte, il nome della divinità non sarebbe comparso nella seconda riga dell'iscrizione bensì nella prima. Per quanto riguarda la lettura, il lemma SUODALES deve essere collegato a MAMARTEI, e perciò bisognerebbe leggere "i sodali di Marte".
Quindi, pur concordando con la tesi della Guarducci, la motiva in maniera diversa, ipotizzando la derivazione del termine SUODALES dal verbo suesco, verbo che regge il dativo non il genitivo. I dedicanti perciò sarebbero stati i componenti di quella che potrebbe essere definita una "associazione" o una "confraternita" dedicata al dio Marte. E' nella prima riga, come conseguenza, che andrebbe cercato il dedicatario dell'iscrizione e più precisamente nel IEISTETERAI che potrebbe essere stato in origine [D]IEIS TETERAI e quindi "agli dei della terra", presupponendo che TETERAI sia il genitivo di terra, caratterizzato dallo stesso raddoppiamento che si ritrova in Mamars per Mars. POPLIOSIO VALESIOSIO, genitivo arcaico, e quindi "di Publio Valerio". L'iscrizione andrebbe letta nel seguente modo: "agli dei ctonii di Publio Valerio (dedicano) i sodali di Marte". Il Coarelli, quindi, concorda con la prima ipotesi del Prosdocimi in cui si evidenziava la mancanza nell'iscrizione del verbo. A conferma della sua "lettura" Coarelli sostiene che il principale culto gentilizio dei Valeri era costituito dalle divinità ctonie Dispater e Proserpina, e ciò quindi giustificherebbe la dedica dell'iscrizione. Secondo Coarelli l'iscrizione, risalente alla fine del VI° secolo a.C. sarebbe stata riutilizzata agli inizi del V° secolo, quindi con una breve durata nella sua posizione originaria.
Ciò sarebbe dovuto alla distruzione del monumento di cui era parte, distruzione volontaria imputabile all'invasione dei Volsci e alla loro occupazione del territorio Pontino, avvenuto appunto agli inizi del V° secolo. Questa popolazione avrebbe poi ricostruito il Santuario della divinità Mater Matuta, il c.d. II° tempio, che si data appunto nel periodo sopra indicato. Il personaggio citato doveva certamente ricoprire un ruolo importante nella Roma dell'epoca e l'ipotesi che si possa trattare proprio di quel Publio Valerio Poblicola potrebbe per il Coarelli prendere consistenza.
A ulteriore conferma di ciò questi riporta la notizia fornita da Plutarco riguardo alla fondazione, o rifondazione, della città di Segni, situata a poche decine di chilometri da Satricum da parte di Publio Valerio. Inoltre, molte delle guerre condotte nell'area pontina da Roma contro i Volsci videro membri della famiglia dei Valeri ricoprire ruoli importanti e da ciò potrebbe essere dedotto che proprio in questa area essi avessero possedimenti ed interessi. Tornando all'iscrizione, quindi, il Coarelli sostiene che potrebbe trattarsi di una dedica di compagni d'arme, forse impegnati nella guerra contro i Volsci e riuniti in una confraternita sotto la tutela del dio Marte. Confermerebbe questa ipotesi la presa di possesso da parte di Publio Valerio Poblicola, dopo la cacciata di Tarquinio il Superbo, dei culti del Campo Marzio e in particolare di quelli dedicati al dio Marte. Quindi una dedica agli dei di uno dei culti gentilizi della famiglia dei Valeri da parte di persone amiche legate tra di loro dall'appartenenza ad una stessa confraternita, implicherebbe l'importanza di Publio Valerio, certamente, in quel momento, l'esponente principale della famiglia e, secondo il Coarelli probabilmente il leggendario Poblicola.

...IEISTETERAIPOPLIOSIOVALESIOSIO
SUODALESMAMARTEI
oppure
...HEISTETERAIPOPLIOSIOVALESIOSIO
SUODALESMAMARTEI
De Simone: ?-6]IEI STETERAI POPLIOSIO VALESIOSIO SUODALES MAMARTEI


un gruppo di persone il cui nome termina in iei "hanno eretto (questo monumento) in favore di Marte, in qualità di sodali di Publio Valerio.

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oppure
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SUODALESMAMARTEI
de Waele, SAL]IEI STETERAI POPLIOSIO VALESIOSIO SUODALES MAMARTEI


"I Salii hanno eretto (la statua?) di Publio Valerio, in qualità di sodali a Marte".



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SUODALESMAMARTEI
oppure
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SUODALESMAMARTEI
Aldo Prosdocimi.
a) ho]I EISTE TERAI POPLIOSIO VALESIOSIO SUODALES MAMARTEI


" hic istud terrae publi valeri sodales marti" e quindi "Qui codesto (monumento) a terra (e cioè come base) i sodali di Publio Valerio a Marte (posero)" Oppure come dedica a Marte dei sodali (di Publio Valerio, sottinteso) "nella terra di Publio Valerio" o "per la terra di Publio Valerio".

b) h]EI STETERAI POPLIOSIO VALESIOSIO SUODALES MAMARTEI "

qui posero i sodali di Publio Valerio a Marte"

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oppure
...HEISTETERAIPOPLIOSIOVALESIOSIO
SUODALESMAMARTEI
Filippo Coarelli D]IEIS TETERAI POPLIOSIO VALESIOSIO SUODALES MAMARTEI "


agli dei ctonii di Publio Valerio (dedicano) i sodali di Marte".

 

BIBLIOGRAFIA
  1. Coarelli F., Roma sepolta, Armando Curcio Editore, 1984, pp.60-63.
  2. Cristofani M., Blocco iscritto da Satricum, in La grande Roma dei Tarquini, L'Erma di Bretschneider, 1990, pp. 23-24.
  3. De Simone C., A proposito della nuova iscrizione latina arcaica di Satricum, in Quaderni del centro di Studi per l'Archeologia Etrusco-Italica I, 1978, pp. 95-98.
  4. De Simone C., L'iscrizione latina arcaica di Satricum: problemi metodologici ed ermeneutici, in Giornale Italiano di Filologia, n.s. XII (XXXIII), 1981, pp. 25-56.
  5. Guarducci M., L'epigrafe arcaica di Satricum e Publio Valerio, RAL VIII, XXXV (1980) pp. 479-490.
  6. Marinetti A., Lingue e Dialetti Aggiornamenti ed indici, Popoli e Civiltà dell'Italia Antica, vol. VI bis, pp. 26-27
  7. Pallottino M., A proposito della nuova iscrizione latina arcaica di Satricum, in Quaderni del centro di Studi per l'Archeologia Etrusco-Italica I, 1978, pp. 98-99.
  8. Prosdocimi A.L., Studi sul latino arcaico, in Studi Etruschi, vol XLVII (serie III), 1979, pp.173-221.
  9. Prosdocimi, Sull'iscrizione di Satricum, Giornale Italiano di Filologia 15 (36), 1984, pp. 183-230.
  10. Stibbe C.M., Satricum, in Quaderni del centro di Studi per l'Archeologia Etrusco-Italica I, 1978, pp. 56-59.
  11. Stibbe C.M., Colonna G., de Simone C., Versnel H.S., "Lapis Satricanus, Archaeological, epigraphical, linguistic and historical aspects of the new inscription from Satricum", Archeologische Studiën van het Nederlands Instituut te Rome Scripta Minora v, 1980.
  12. Stibbe C.M., "Lapis Satricanus", in Satricum, una città latina, Alinari, 1982, pp. 73-74

BIBLIOGRAFIA ULTERIORE

  1. Peruzzi E., On the Satricum Inscription, ParPass XXXIII, 1978, pp. 346-350
  2. Pisani V., L'iscrizione paleolatina di Satricum, in Glotta LIX, 1981, pp. 136-140
  3. Pisani V., L'iscrizione paleolatina di Satricum, in Atti del Sodalizio Glottologico Milanese XX 1978-79, p.23.
  4. De Waele J.A., I templi della Mater Matuta a Satricum, in Mededelingen Ned. Inst. Rome, 8, 1981, pp. 1-6